BID/ART Satellite Project
Die Boheme Liegt am Meer - DISKONTINUITÄT PRAKTIZIEREN, ANDERS DENKEN
Sulla luce, il desiderio e il paradosso del luogo
Il Satellite Project della 5ª Biennale Internazionale Donna (BID) di Trieste adotta il concetto di “satellite” — dal latino satelles, “compagno” o “attendente” — come metafora di connessione, osservazione e scambio. Storicamente inteso come “luna artificiale”, il satellite orbita attorno a un corpo centrale mantenendo al contempo una presenza autonoma. Questa duplicità diventa il quadro curatoriale fondamentale: l’idea di orbita e prossimità, di trasmissione e ricezione, di indipendenza e relazionalità.
Trasferito nel campo artistico, il satellite assume una funzione quasi ambasciatoriale. I contributi austriaci agiscono come satelliti culturali: radicati nel proprio contesto, ma capaci di entrare in dialogo con l’ambiente internazionale di Trieste. Trasmettono domande, impulsi e sensibilità oltre i confini — geografici, sociali e simbolici. Come un satellite colma distanze, così le opere qui presentate costruiscono connessioni tra la scena artistica austriaca e i pubblici eterogenei della BID.
L’Austria è stata presente in modo continuativo nelle precedenti edizioni della Biennale, tradizionalmente presso il Magazzino 26 al Porto Vecchio. Quest’anno segna un passaggio significativo: per la prima volta l’Austria presenta un Satellite Project autonomo. Questa espansione curatoriale consente maggiore chiarezza concettuale e profondità di ricerca. Le artiste partecipanti articolano posizioni precise e innovative che affrontano questioni globali e umane da prospettive contemporanee femminili e femministe. Le loro opere si configurano come nodi di trasmissione, portando nel “campo orbitale” di Trieste discorsi sociali, ecologici ed emotivi provenienti dall’Austria. Tre artiste austriache sono inoltre presenti nella mostra internazionale al Magazzino 26, creando un collegamento diretto tra l’esposizione centrale della Biennale e questa costellazione satellite.
In questo quadro, l’arte delle donne non è posta in posizione periferica. Si manifesta invece come presenza attiva e interlocutrice critica della società contemporanea, in costante scambio oltre i confini di medium, dati, emozioni, immaginazione e geografia.
Boemia sul mare: una proposizione utopica
Il titolo della 5ª BID, La Boemia sta sul mare, esprime più di un’impossibilità geografica. Propone una riflessione concettuale e filosofica che attraversa letteratura, storia e arti visive. La Biennale mette in relazione la Boemia costiera evocata da Shakespeare ne Il racconto d’inverno con la potente rielaborazione del paradosso operata da Ingeborg Bachmann nel suo testo del 1964 Bohemia Lies by the Sea. Inserito nell’atmosfera peculiare di Portopiccolo Sistiana, questo impianto curatoriale invita a ripensare l’improbabile, il poetico e il possibile.
Nella reinterpretazione di Bachmann, il paradosso della Boemia sul mare si trasforma in un luogo utopico — uno spazio immaginato per chi ha perduto il proprio orientamento. Non è un luogo rintracciabile sulle mappe: deve essere creato attraverso il linguaggio, l’immaginazione e la fiducia. È uno spazio in cui la discesa non implica annientamento, ma approdo: un punto di radicamento da cui può nascere il rinnovamento. Tale rinnovamento si fonda su solidarietà, empatia e vulnerabilità condivisa, proprie di chi vive ai margini delle narrazioni dominanti.
Il Satellite Project estende questa idea evocando lo spirito della Boemia storica di artisti, pensatori e outsider che privilegiavano la libertà creativa rispetto ai vincoli materiali. Nostalgia e desiderio — spesso liquidati come forme di evasione — diventano qui forze produttive, strumenti per ripensare la realtà e immaginare futuri alternativi. Per le artiste austriache, questa tensione si manifesta attraverso la luce, in un dialogo attento con natura e memoria, e in pratiche che concepiscono la speranza come energia generativa capace di orientare positivamente la coscienza verso il futuro.
La luce come materia, energia e principio
Al centro della mostra si colloca una riflessione sulla natura della luce. La luce rimane uno dei fenomeni più enigmatici per l’umanità. È fondamento della vita: la luce solare (lux) fornisce l’energia da cui gli organismi viventi traggono vitalità. Dal punto di vista fisico, la luce presenta una duplice natura — onda e particella — viaggiando come quanto di energia a velocità straordinarie, pur restando invisibile finché non incontra una resistenza. Solo attraverso riflessione e rifrazione si dispiega in colore, emergendo nel momento dell’incontro con il mondo.
Questo gioco tra visibilità e resistenza si estende oltre la fisica, fino alla biologia. Le ricerche contemporanee sui biofotoni dimostrano che la luce è presente nelle nostre cellule: gli organismi viventi assorbono informazioni dalla luce naturale ed emettono a loro volta luce. In questo senso, l’essere umano è un essere di luce — risonante, radiante, intimamente connesso al cosmo. Nasciamo dalla luce, interagiamo con essa e ad essa ritorniamo.
Pratiche artistiche: l’invisibilità visibile
La storia dell’arte ha esplorato a lungo la luce non solo come illuminazione, ma come significato: dal bagliore dorato dell’iconografia medievale al chiaroscuro barocco, dalla smaterializzazione impressionista fino alle installazioni luminose contemporanee. Le artiste austriache di questo Satellite Project prolungano tali eredità nel presente. Attraverso oggetti fluorescenti, pitture luminose, sculture in metallo e tessile, video immersivi, installazioni sonore e performance, indagano ciò che può essere definito una “invisibilità visibile”.
La luce diventa materia e messaggio, sostanza e aura. Le opere invitano il pubblico a un coinvolgimento sensoriale e intellettuale, affrontando la complessità come forza necessaria alla trasformazione. L’ambiguità non è ostacolo, ma apertura.
La fragilità come forma di forza
In un momento di incertezza globale, la mostra pone la fragilità come potente controforza — elemento di verità emotiva piuttosto che segno di debolezza. Desiderio, nostalgia e vulnerabilità esprimono un bisogno di connessione, autenticità e cura. Indicano una forma di resilienza fondata non sulla durezza, ma sulla sensibilità.
Il pensiero filosofico contemporaneo sottolinea come la vulnerabilità sia una condizione umana condivisa e come apertura, perdono e integrità emotiva possano costituire atti di resistenza rispetto ai sistemi di dominio e controllo. La speranza, in questa prospettiva, deve accordarsi alla fragilità intrinseca della vita. È attraverso tale speranza che possono emergere nuove modalità di pensiero e nuovi percorsi verso il futuro.
In questa mostra, la pratica artistica diventa spazio in cui l’inespresso acquista visibilità. Le opere riunite danno forma a energie emotive che connettono persone attraverso generi, culture e storie, affermando la fragilità come forza generativa.
Un manifesto di luce
Bohemia Lies by the Sea, all’interno del Satellite Project delle artiste austriache, invita a immaginare l’impossibile, a confidare nel potere trasformativo della luce e a riconoscere la fragilità come risorsa creativa. È un invito a fermarsi, sentire, riorientarsi — a ritrovarsi.
Questa Biennale si afferma come un manifesto luminoso per le donne nelle arti. La loro presenza è inequivocabile: rigorosa sul piano intellettuale, intensa su quello emotivo, indispensabile sul piano culturale. Il Satellite Project amplifica queste voci e ne illumina il contributo nel contesto più ampio della Biennale Internazionale Donna.
Curare questa mostra e contribuire all’impegno vitale della Biennale a favore delle donne nelle arti è stato un privilegio straordinario.
Artiste partecipanti – Satellite Pavilion:
Julia Bugram, Julia Dorninger, Julia Hovorka, Marion Kilianowitsch, Gabriele Kutschera, Dora Mai, Teresa Maria von Matthey, Viktoria Morgenstern, Lea Radatz, Michaela Schwarz-Weismann, Birgit Schweiger, Hannah Stippl, Heike Stuckstedde.
Artiste invitate – Satellite Pavilion:
Noémi Kiss, Billi Thanner, ISA Stein.

Marlene Elvira Steinz
Curatrice
Marlene Elvira Steinz è curatrice e studiosa con una formazione interdisciplinare in storia dell’arte, archeologia classica, filosofia e religioni comparate. Da oltre vent’anni dedica la propria ricerca alla storia artistica e culturale delle donne, con particolare attenzione alla ridefinizione della loro visibilità storica e all’ampliamento critico dei paradigmi attraverso cui il loro contributo viene interpretato e trasmesso.
Il suo percorso professionale attraversa musei, gallerie e case d’asta, estendendosi al più ampio sistema dell’arte anche oltre i contesti istituzionali, attraverso iniziative indipendenti e programmi culturali pubblici. Accanto alla pratica curatoriale, è riconosciuta come esperta di arte e antiquariato, ambito in cui coniuga rigore scientifico ed esperienza consolidata nel mercato.
Steinz pubblica regolarmente, tiene conferenze, interviene in occasioni inaugurali e sviluppa progetti curatoriali capaci di mettere in relazione la pratica artistica contemporanea con riflessioni culturali, filosofiche e storiche di più ampia portata. Il suo lavoro si distingue per l’interesse verso il dialogo interdisciplinare, l’analisi culturale femminista e la creazione di spazi in cui narrazioni trascurate o marginalizzate possano essere rilette criticamente e rese nuovamente visibili.
BID - Biennale Internazionale Donna
un progetto di:
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